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Inverno caldo, quali rischi per le coltivazioni?

L’inverno che stiamo attraversando è sicuramente anomalo, quasi caldo in certi periodi. Abbiamo avuto un dicembre abbastanza nella norma, una prima parte di gennaio con temperature leggermente superiori alla media, ed una seconda parte con giornate quasi primaverili.

L’allarme inverno caldo e rischi per le coltivazioni, è stato lanciato in questi giorni da Coldiretti.

L’associazione dei coltivatori, sta infatti monitorando la situazione dei produttori nelle varie regioni.

Addirittura, nei cosiddetti giorni della merla, che tradizionalmente dovrebbero essere i più freddi, le temperature nel corso delle giornate erano vicine ai 15 gradi anche al nord.

Questa situazione di inverno caldo, ci porta a chiederci quale impatto avrà sulla situazione vegeto-produttiva di diverse coltivazioni, e sul rischio di gelate nel caso in cui si dovesse tornare alle temperature del periodo, o in caso di nevicate.

Le coltivazioni a rischio gelate.

Le coltivazioni più a rischio sono sicuramenti i frutteti e gli ortaggi, perché il prolungarsi del tempo mite, porterà allo sviluppo vegetativo in maniera anticipata.

Le giornate miti stanno quindi iniziando a risvegliare molti alberi da frutto, ed il rischio di future gelate è altissimo, potendo arrivare fino a marzo inoltrato con situazioni di termometro che di notte va sotto zero.

Una gelata dei fiori, li farebbe infatti bruciare, azzerando in questo modo la produzione: in alcune regioni gli alberi di pere hanno già i fiori.

Un altro punto di attenzione è dato dall’assenza di piogge nella prima parte dell’inverno che ha reso il terreno arido, dunque difficile da seminare.

Le semine sono poi avvenute, in maniera ritardata dopo le piogge di novembre.

Se le piogge arrivano invece in questa fase in maniera troppo intensa, il rischio è che le germinazioni non siano ancora ben radicate e possano venire spazzate via dall’acqua troppo violenta.

C’è da aggiungere che questa poca presenza del freddo si è già verificata anche nello scorso inverno, quando la stessa Coldiretti lanciò un analogo allarme per quanto stava accadendo, che abbiamo riportato in questo post.

Dobbiamo quindi considerare oramai una situazione consolidata quella del cambio climatico, con conseguenze sui cicli vegetativi, di cui prendere atto e su cui trovare le giuste contromosse.

In tutto questo non va dimenticata la salvaguardia della produzione locale ed italiana in generale, senza dover quindi necessariamente far riferimento ai produttori esteri.

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